Il criterio guida del progetto è stato fin da subito quello di creare uno spazio fluido, il più aperto possibile, dove fossero le funzioni abitative a definire gli spazi e non i setti murari; tutto doveva dialogare e integrarsi e rispettare se non evidenziare il contesto storico su cui si agiva.
L’unica separazione inesorabilmente necessaria è stata, così, quella del bagno che comunque non è vissuto come mero luogo di servizio ma si è guadagnato una sua dignitosa personalità accogliendo piccole opere d’arte come nel resto della casa.
Gli spazi sono divisi da armadiature rivestite in cartongesso che assolvono alla funzione contenitiva e tecnica ma che permettono una necessaria separazione visiva pur non impedendo scorci prospettici che dilatano al massimo la percezione dello spazio e sorprendono l’osservatore.
Qui i paradigmi del vivere della casa borghese crollano inesorabili ed è facile scoprire come il piano della cucina crea una separazione con la camera da letto creando un comodo plus per le colazioni al mattino o la preparazione di una tisana notturna in prossimità del letto.
Di solito si tende a vivere una casa assegnando le funzioni alle stanze, in questo progetto invece, sono le abitudini del proprietario e il suo stile di vita a determinare la partitura della casa e non il contrario.
L’esigenza di contenere i libri e le innumerevoli riviste del settore, si è sublimata in metafora di vita quando nel redigere il progetto, il baricentro della casa è diventato una libreria a tutta altezza intorno alla quale si svolge l’intera quotidianità, parafrasi calzante dell’esistenza del proprietario che è costantemente alimentata dalla passione analogica per la carta stampata.
Anche la scelta dei materiali non è stata casuale, perché la specializzazione del progettista sulle teorie del feng-shui, ha permesso di bilanciare le forme della casa e i vari materiali nel rispetto del ciclo costruttivo-energetico degli elementi.
I complementi di arredo, infine, sono frutto di una ricerca appassionata tra gli antiquari e gli innumerevoli mercatini vintage e si riscontra nella eterogeneità degli arredi, la riuscita fusione di elementi dal design senza tempo con quadri e sculture di varie epoche.
Tra gli arredi di pregio cito il divano on the rock di Edra rivestito in un tessuto materico bouclè, il tavolo-console Antella disegnata nel 1975 da Kazuhide Takahama per Gavina e il letto in midollino intrecciato di Adalberto Dal Lago per Germa del 1969
La passione per il design del proprietario si ritrova anche nei sistema di illuminazione, risolto con l’utilizzo di lampade ormai facenti parte della storia del design italiano quali: la lampada rosso corallo a braccio di Paolo Rizzato per Arteluce nella illuminazione del tavolo, i faretti Sintesi di Ernesto Gismondi di Artemide per la libreria, la piantana bianco latte king sise di Marcel Wanders di Cappellini, il sistema Archimoon soft di Philippe Starck ad illuminare la camera da letto che integra una sinuosa coppia di piantane Papiro di Pallucco in tubolare di rame, per giungere al bagno dove campeggia la lampada Patroclo in vetro soffiato, disegnata da Gae Aulenti, che è di diritto nella collezione permanente del design al MOMA di New York.
Anche la scelta delle opere d’arte è accurata e rispecchia al gusto eclettico del padrone di casa: oltre ad alcuni ritratti realizzati da amici fotografi, troviamo quadri dallo stile eterogeneo, selezionati dalla emozione suscitata e non per una particolare corrente stilistica o un qualsiasi altro criterio stilistico. Troviamo una coppia di ritratti di nobili napolatani del 1845 con cornice coeva in foglia oro affiancati ad una litografia di Rene Gruau, uno schizzo a sanguigna di Afro Basaldella, un olio di Gualtiero Nativi, ceramiche di Marcello Fantoni, di Fornasetti e sculture in marmo di Venturino Venturi.
Non manca certo l’omaggio alla città con due opere di artisti senesi come una china di Piero Sadun e una mattonella di Dino Rofi realizzata dalle ceramiche Santa Lucia.